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Documentario
L'altro '900
“Io non intendevo assolutamente diventare scrittore. Le mie aspirazioni erano molto più modeste e direi diverse. Nella mia giovinezza non avevo idee chiare, anzi ne avevo poche ma confuse: avrei voluto diventare rilegatore di libri o falegname… Mi attiravano le arti in cui avessi potuto usare le mani e la fantasia”: così una delle ultime dichiarazioni di Ennio Flaiano, lo scrittore al quale è dedicata la terza puntata de “l’altro ‘900”, il programma di Rai Cultura firmato da Isabella Donfrancesco con Alessandra Urbani per la regia di Laura Vitali. Registrata presso il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia, fondato a Maria Corti, grande studiosa dell’opera di Flaiano, e nelle stanze della Fondazione dedicata a Goffredo e Maria Bellonci, la puntata si avvale di interviste ad Anna Longoni, curatrice dell’Opera di Flaiano, a Gino Ruozzi, ordinario di Letteratura Italiana presso l’ateneo bolognese e autore del saggio “Ennio Flaiano – una verità personale”, alla giornalista Cristina Battocletti, accanto a una selezione di brani affidati alla lettura dell’attore Alessio Vassallo con il contributo dei documenti delle Teche Rai. “Flaiano non è stato uno scrittore provinciale - afferma Ruozzi -, ma il più internazionale degli autori del suo tempo. Ha scritto in forma narrativa, ma anche aforismi, epigrammi alla maniera di Giovenale e Marziale, ha firmato importanti sceneggiature per Fellini, Antonioni e altri; ha scritto per i giornali ed è stato una colonna portante del Mondo di Mario Pannunzio, la rivista che ha raccolto un cenacolo di intellettuali per così dire della terza via, né cattolici né di sinistra”. Molti i testi inediti lasciati da Flaiano alla morte, avvenuta precocemente a sessantadue anni. Allo studio e all’organizzazione dei molti materiali ha lavorato Anna Longoni. “Flaiano diceva di voler scrivere male. Per lui questa espressione indicava il voler combattere i rischi di ambiguità e volgarità della parola, scegliendo sempre la via della chiarezza. Spesso togliendo, ma quando necessario aggiungendo aggettivi o avverbi”. Essenziale è oggi entrare nel mondo di Flaiano narratore, il meno conosciuto, affrontando la lettura del suo unico capolavoro in forma di romanzo, quel “Tempo di uccidere” scritto in soli tre mesi nel 1946 su insistenza dell’amico editore Leo Longanesi, che nell’estate del ’47 vince inaspettatamente la prima edizione del Premio Strega. Flaiano voleva però essere anche regista cinematografico. Ci pensò a lungo, lavorando al sog